IL MIO BLOG
NEGARE, NEGARE E ANCORA NEGARE
Negare, minimizzare, silenziare, salvo poi ammettere gradualmente ciò che era stato bollato come disinformazione. E ancora una volta, l'onere della prova è ricaduto sui cittadini, sui danneggiati e su pochi professionisti disposti a pagare un prezzo personale pur di non tacere.
La storia insegna che la verità scientifica non nasce dai comunicati stampa, ma dal confronto aperto, dalla trasparenza dei dati e dalla libertà di dissentire.
Quando questi elementi vengono soppressi, non siamo più davanti alla scienza, ma a un sistema di potere che chiede fiducia cieca — esattamente ciò che troppe volte, in passato, ha prodotto tragedie poi riconosciute solo a danni avvenuti.
COMPLOTTO DI POTERE E COLONIALISMO MODERNO
Noi non siamo un Paese libero. L'Italia, dal dopoguerra in poi, è diventata una colonia anglosassone. Non con le armi, ma con strumenti più subdoli: il debito, le banche centrali, i dazi e la narrazione storica dei vincitori, la geopolitica.
Con il controllo delle banche centrali - istituzioni "indipendenti" solo sulla carta - hanno costruito un sistema in cui l'usura del signoraggio e l'emissione del debito pubblico sono diventati catene invisibili. Ci fanno credere che "lo spread" o "i mercati" siano leggi della natura, ma dietro c'è un potere finanziario che decide chi deve prosperare e chi deve inginocchiarsi. Oggi assistiamo all'ennesima dimostrazione di questo schema nel conflitto a Gaza.DIVIDE ET IMPERA
E' naturale avere dubbi, timori, antipatie verso chi non la pensa come noi, verso chi in passato ci ha traditi, feriti, offesi. Sono sentimenti legittimi. Ma di fronte a un nemico davvero potente, se davvero vogliamo cambiare le cose, se vogliamo che la nostra voce abbia forza, non possiamo restare isolati. È in momenti come questi che possiamo imparare cosa significa PENSARE STRATEGICAMENTE.
Un proverbio antico ci ricorda: "Il nemico del mio nemico è mio amico". Questa massima ha radici molto antiche, compare in testi come l'"Arthashastra" (un trattato indiano di strategia e politica risalente al IV secolo a.C.) e in latino si diffuse nella forma "Amicus meus, inimicus inimici mei" (amico mio, il nemico del mio nemico), diventando parte del linguaggio diplomatico e politico europeo nei secoli successivi.
LETTERA A ME STESSA
LA RABBIA
Voglio fare un appello forte, chiaro e incisivo che punti all'Unione, alla mobilitazione democratica e alla costruzione di una strategia nonviolenta e pratica per ricostruire una rappresentanza civile da mandare nelle istituzioni per le elezioni nazionali del 2027.
Suddividerò il mio appello in due punti:
1. il testo di spiegazione o manifesto;
2. una lista concreta di azioni organizzative e operative per costruire l'Unità del Dissenso;
Da anni milito nel movimento per la libertà di scelta. Dal 2016 ho partecipato a iniziative di genitori e cittadini per contrastare misure che abbiamo percepito come imposizioni liberticide (vedasi legge Lorenzin con l'imposizione di 10 vaccini obbligatori per i neonati). Abbiamo visto come piccole restrizioni si siano allargate nel tempo: leggi che partono da un obiettivo e finiscono per cambiare abitudini, togliere diritti e cambiare i processi mentali.
La mia esperienza mi ha insegnato due cose certe: primo, che il Potere conosce bene la tecnica del "piccolo passo" (la finestra di Overton) per far digerire ciò che, all'improvviso, sarebbe inaccettabile; secondo, che abbiamo pagato prezzi altissimi in termini di libertà individuale, fiducia nelle istituzioni e coesione popolare dopo questi "esperimenti di ingegneria sociale".
Oggi siamo in molti a riconoscere che la situazione non migliora se restiamo divisi. Le multinazionali, il sistema finanziario e i gruppi di interesse influenzano scelte politiche che riguardano la vita quotidiana di tutti noi. Ma la nostra forza non sta nelle parole d'odio: sta nella capacità di organizzazione, nella chiarezza di intenti e nell'arte della coalizione.
Per questo lancio un appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che in tutti questi anni sono stati contrari alle leggi liberticide imposte attraverso la diffusione della paura: lavoriamo da ora per l'UNIONE DELLE FORZE. Chiedo a movimenti, associazioni, comitati, partiti e persone di buona volontà di sedersi a un tavolo, di non imporre leader, ma definire una piattaforma condivisa, selezionare candidati di integrità riconosciuta e mettere in campo una strategia elettorale e sociale che porti un cambiamento reale e pacifico entro il 2027.
L'intento è:
* togliere potere a chi ha svenduto interessi nazionali per interessi privati;
* riaffermare la sovranità dell'Italia in ambito economico e nel panorama geopolitico;
* difendere il diritto alla scelta in ambito sanitario;
* restituire dignità politica alle istituzioni mediante trasparenza e responsabilità.
Se vogliamo cambiare davvero, dobbiamo unirci, organizzarci e lavorare con disciplina, intelligenza e coerenza. La rivoluzione che serve è civile, democratica e deve essere duratura.
a) Primo passo: Costituzione del Tavolo Nazionale del
Dissenso
- Scopo: convergenza programmatica e coalizione elettorale 2027.
- Composizione: referenti di movimenti, associazioni, comitati, partiti del dissenso, esperti legali, rappresentanti civici.
- Regole: codice etico, trasparenza finanziaria, voto con quorum per decisioni strategiche.
b) Secondo passo: Piattaforma minima condivisa (6–12 mesi)
- Libertà di scelta sanitaria e tutela della privacy sanitaria;
- Difesa della sovranità nazionale (moneta, politiche commerciali);
- Politiche per la famiglia, lavoro e casa;
- Controllo e trasparenza sugli interessi economici che influenzano la politica;
- Politica estera neutrale e basata sugli interessi nazionali e sull'art. 11 della costituzione.
c) Terzo passo: Organizzazione territoriale
- Creazione di "seggi locali" (gruppi operativi) nelle province e nei comuni;
- Formazione per candidati locali;
- Formazione per la raccolta firme e verifica legale per liste.
d) Quarto passo: Comunicazione e media
- Lancio di una piattaforma online (sito + newsletter);
- Canale social centralizzato e singole pagine locali;
- Ufficio stampa indipendente per gestione crisi e messaggi chiari.
e) Quinto passo: Strategia elettorale e selezione candidati
- Codice di integrità per i candidati (no conflitti d'interesse, dimostrare di essere stati contrari al green pass);
- Primarie aperte o meccanismi di candidatura trasparenti;
- Formazione su campagne, raccolta fondi e conformità elettorale.
f) Mobilitazione civile nonviolenta
- Voto, petizioni, manifestazioni legali, dibattiti pubblici, campagne di informazione;
- Azioni legali su tematiche di interesse pubblico;
- Coalizione con professionisti e sindacati per azioni mirate.
g) Monitoraggio e responsabilità
- Comitato di controllo indipendente per verificare la coerenza delle scelte;
- Dashboard pubblica e trasparente (aderenza al programma, trasparenza finanziaria, risultati locali).
Questo è un programma di massima che propongo a tutti coloro i quali da anni si battono per la Verità e per la Sovranità individuale e nazionale. Mi auguro che il movimento del quale facciamo tutti parte sia giunto alla maturazione interiore necessaria a comprendere che per abbattere gli oppressori serve l'Unione dal basso. Condividetelo nelle vostre chat, social, comunità, se ritenete che questa sia la strada da percorrere.
Attivista per la Verità e la Libertà
08/11/2025
NEGARE, NEGARE E ANCORA NEGARE
La storia industriale del 1900 (e non solo) segue spesso lo stesso copione: negare l'evidenza, minimizzare i rischi, spostare l'onere della prova sulle vittime. Finché qualcuno — un cittadino ostinato, un avvocato onesto, uno scienziato indipendente — non riesce a far emergere la verità.
È successo con la talidomide, venduta come farmaco "sicuro" per le donne incinte e rivelatasi causa di gravi malformazioni congenite. Le aziende negarono per anni, mentre i danni erano già irreversibili.
È successo con il fumo di sigaretta: per decenni le multinazionali del tabacco hanno nascosto dati interni sulla cancerogenicità e sulla dipendenza da nicotina, finanziando studi compiacenti e campagne di disinformazione.
È successo con l'amianto, con effetti devastanti su lavoratori e comunità intere, mentre si continuava a parlare di "uso controllato".
Il caso di Erin Brockovich è emblematico: una cittadina qualunque contro una grande azienda energetica (PG&E), responsabile della contaminazione da cromo esavalente nelle falde acquifere. Anche lì, prima il silenzio, poi la negazione, infine — solo dopo una battaglia legale — il risarcimento.
Lo stesso schema si ritrova nel Teflon/PFAS, sostanze usate per decenni nonostante segnali crescenti di persistenza ambientale e rischi per la salute, oggi confermati da numerose cause vinte contro i produttori.
E come dimenticare le "Radium Girls", operaie che dipingevano quadranti di orologi con vernici al radio: le aziende sapevano, ma negarono, mentre le lavoratrici si ammalavano e morivano.
Ci sono poi i casi controversi, dove il dibattito scientifico è ancora aperto o è stato a lungo ostacolato: dalle onde elettromagnetiche alle nuove tecnologie di telecomunicazione. Studi su modelli animali e osservazioni epidemiologiche hanno alimentato richieste di principio di precauzione, mentre l'industria ha spesso risposto con rassicurazioni assolute. La storia insegna che la prudenza non è allarmismo, ma memoria.
Anche sul timerosal (un conservante a base di mercurio usato in alcuni vaccini) e sui sali di alluminio (usati come adiuvanti nei vaccini) il percorso è stato esemplare: rimosso o ridotto in molti Paesi per precauzione, proprio perché la fiducia pubblica si tutela con la trasparenza, non con l'arroganza.
Oggi Robert F. Kennedy Jr. chiede di fare piena luce su questi temi: non per negare la medicina o la scienza, ma per pretendere standard più alti di sicurezza e controllo indipendente.
Il filo rosso è sempre lo stesso: quando il profitto entra in conflitto con la salute e l'ambiente, la prima reazione del potere economico è negare. Spesso con la complicità di funzionari e politici che rallentano, insabbiano, depistano.
Questo schema si è ripresentato, in forma accelerata e globale, anche con la campagna di vaccinazione contro il COVID-19.
I vaccini sono stati presentati alla popolazione mondiale come capaci di impedire il contagio e la trasmissione, affermazione poi corretta dagli stessi produttori e dalle autorità sanitarie quando è apparso evidente che l'efficacia riguardava principalmente la riduzione delle forme gravi, non l'arresto della diffusione del virus.
Nel frattempo, i nuovi vaccini a tecnologia mRNA, mai utilizzati prima su larga scala, sono stati somministrati a donne in gravidanza, minorenni e giovani adulti in assenza di dati completi sugli effetti a medio-lungo termine su feti, bambini e adolescenti.
Molti eventi avversi gravi — come miocarditi e pericarditi nei giovani, trombosi rare, paresi, reazioni neurologiche — sono emersi solo dopo l'inizio delle somministrazioni di massa, attraverso la farmacovigilanza post-marketing, cioè quando il farmaco era già stato inoculato a centinaia di milioni di persone.
I medici e ricercatori che chiedevano prudenza, personalizzazione delle terapie e rispetto del principio di precauzione venivano delegittimati, sospesi o radiati, mentre altri professionisti occupavano stabilmente i media ripetendo slogan rassicuranti come "sicuro ed efficace" anche di fronte a decessi sospetti di giovani sani, come nel caso di Camilla Canepa, inizialmente liquidato come coincidenza.
Ancora una volta, la sequenza è stata la stessa: negare, minimizzare, silenziare, salvo poi ammettere gradualmente ciò che era stato bollato come disinformazione. E ancora una volta, l'onere della prova è ricaduto sui cittadini, sui danneggiati e su pochi professionisti disposti a pagare un prezzo personale pur di non tacere.
La storia insegna che la verità scientifica non nasce dai comunicati stampa, ma dal confronto aperto, dalla trasparenza dei dati e dalla libertà di dissentire.
Quando questi elementi vengono soppressi, non siamo più davanti alla scienza, ma a un sistema di potere che chiede fiducia cieca — esattamente ciò che troppe volte, in passato, ha prodotto tragedie poi riconosciute solo a danni avvenuti.
Attivista per la Verità e la Libertà
17/12/2025
Il doppio gioco di Netanyahu
La guerra tra poveri favorisce il Male
Negli ultimi giorni, questa lezione ha trovato una realtà concreta: quasi 500 uomini e donne provenienti da vari paesi si sono messi in mare in una Flotilla, con navi a vela e barche civili, per portare un messaggio di pace e solidarietà verso un popolo che da decenni soffre sotto le bombe. Hanno rischiato: il mare, le minacce, l'impiego di bombe stordenti e incendiarie, l'abbordaggio in acque internazionali, il sequestro temporaneo degli equipaggi, i maltrattamenti. Tutto questo mentre l'esercito israeliano viola costantemente le norme del diritto internazionale e umanitario - come quelle previste dai Trattati di Ginevra - che stabiliscono che anche nelle zone di guerra deve essere garantito un corridoio umanitario.
In Italia (e non solo), dopo decenni di sofferenze atroci subite dal popolo Palestinese, la società civile si è attivata, la risposta dopo l'ennesima prevaricazione dell'esercito israeliano è stata immediata: piazze piene, proteste, manifestazioni, lo sdegno è trasversale.
Fra tutti si è mobilitata anche la CGIL chiedendo uno sciopero generale per manifestare solidarietà. Ma alle manifestazioni hanno partecipato anche coloro che non si riconoscono nelle ideologie della "sinistra progressista", degli ambienti woke, o arcobaleno, le PERSONE hanno sentito che questa causa è una causa UMANA, non di destra o sinistra. Molte persone sono passate sopra la strumentalizzazione politica. Non tutte.
Ed è proprio qui che entra in gioco l'elemento del "divide et impera" che chi detiene il potere ed ha interesse a mantenerlo utilizza. Così si cerca di frammentare il dissenso, far scadere la solidarietà in litigio, far diventare le differenze - religiose, ideologiche politiche e culturali - motivo di separazione anziché occasione di alleanza. Ma la posta in gioco è troppo alta per cadere ancora in questo tranello.
Solo quando un popolo non cede alla paura, alla diffidenza, al pregiudizio, ma sceglie di restare unito, diventa forza concreta.
Come diceva Che Guevara: "El pueblo unido jamás será vencido". Il popolo unito non può essere sconfitto. Questo non vuol dire che ogni alleanza sia perfetta, che non ci siano tensioni o opinioni divergenti, talvolta opposte. Ma proprio queste differenze, se affrontate con rispetto, diventano ricchezza - diventano parte del tessuto che tiene insieme una comunità forte, un Paese, in nome di un valore più alto, di una causa di pace e giustizia.
Perciò: davanti a problemi così importanti - a guerre, ingiustizie, violazioni dei diritti umani - non possiamo permetterci di restare divisi. Serve coraggio non solo di stare accanto agli altri, ma di cercare alleati, di costruire ponti, di superare vecchi rancori, antipatie e pregiudizi. Serve che la società civile, tutti noi, impariamo a guardare oltre le etichette. Perché il nemico oggi è la negazione dell'umanità, non il vicino che la pensa diversamente su alcune cose.
"Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono." [Matteo 5:23-24] E' Gesù che ci invita a riconciliarci con chi ha qualcosa contro di noi, l'invito è: non lasciarsi vincere dal male, ma vincerlo con il bene.
L'Unione fa la forza. Non con la violenza, ma con la pace nel cuore e per Amore si sconfigge il Vero Male.
Come dentro così fuori. A buoni intenditori.
Attivista per la Libertà
14/10/2025
Israele paga fino a 7.000$ per post a influencer per plasmare l'opinione pubblica
Ci sono molti elementi che fanno riflettere:
1. Propaganda di Stato mascherata da contenuto libero
2. Trasparenza mancante
Le fatture indicano che il denaro passa per intermediari, agenzie internazionali, contractor esteri (Bridge Partners, Havas Media Group Germany). Ciò rende difficile per chi osserva capire chi paga davvero cosa, quanto, e con quali linee guida.
3. Manipolazione dell'opinione pubblica internazionale
4. Etica e democrazia in gioco
In democrazia, il consenso dovrebbe sorgere da idee, da fatti, da dibattito, non da messaggi pagati sotto traccia. Chi si presta a questi schemi – se non è chiaro che dietro c'è uno Stato – contribuisce a un'incertezza morale e ad un'informazione corrotta.
Conclusione:
Mi sembra che quello che stiamo vedendo non sia solo "propaganda normale", ma una strategia sistematica per controllare il discorso pubblico internazionale e influenzare opinione, politici, media. Se il pubblico non è consapevole, non può decidere in libertà. Netanyahu si sta cucendo un vestito nuovo addosso attraverso la narrazione dei fatti che Lui vuole che tutti leggano.
Credo che sia importante non accettare passivamente questo status quo. Chiedere trasparenza, chiedere che i post sponsorizzati lo siano in modo visibile, che ci siano norme che regolino la propaganda internazionale, che ci sia dibattito libero e non manipolato.
Attivista per la Libertà
02/10/2025
Un recente studio comparativo condotto su dati OMS fino al 7 giugno 2023 mette in luce qualcosa di sconcertante: gli autori segnalano come l'uso dei parametri statistici, dei modelli predittivi e delle proiezioni matematiche spesso influisca sui risultati, mettendo in luce una sostanziale mancanza di trasparenza e significatività nei modelli utilizzati finora. Il dato è chiaro: all'aumentare della copertura vaccinale non è seguita una diminuzione proporzionale della mortalità, anzi, in alcune aree si è verificato l'opposto.
- Che la narrativa dominante dell' "immunità di gregge" indotta dalla vaccinazione globale è ora messa in discussione dai fatti.
- Che i numeri suggeriscono che campagne vaccinali di massa potrebbero non avere prodotto i benefici attesi o promessi dai modelli statistici.
- Che bisogna chiedere un ripensamento serio sui metodi, sulla comunicazione dei risultati e sulla responsabilità delle autorità sanitarie.
- Viviamo in un'epoca in cui emergenze globali vengono giustificate acriticamente, spesso utilizzando proiezioni numeriche non verificate.
- Se la tecnologia può salvare vite, deve essere accompagnata da trasparenza, apertura al dialogo e al confronto, libertà di critica, studi indipendenti e responsabilità condivisa.
- Non si può più affidare la propria salute solo a megafoni istituzionali e modelli matematici non verificati.
Chi governa il mondo sa molto bene che la paura è un potente strumento di controllo, ma se davvero vogliamo un futuro fondato su salute, dignità e consapevolezza, bisogna che le istituzioni smetteno di fare propaganda.
Chiedere più trasparenza e chiarezza non significa essere "complottisti". Serve lo spirito critico, e la volontà di pretendere risposte. Chiunque si opponga a una narrazione unica imposta non è un nemico, ma un'opportunità di crescita per tutta la comunità.
Se cerchi la verità, seguimi anche sulle pagine facebook:
Luciana BrigantiCoordinatrice Provinciale Ancora Italia Rimini
Fonte: RIVISTE
Passiamo dalla guerra preventiva al "virus" a quella al "nemico russo": un tempo si vendette paura del contagio per imporre i sieri, oggi si alza l'allarme su "Putin il criminale che vuole invadere l'Europa" e così si legittima un nuovo ciclo di speculazione bellica. Io vero beneficiario? Le stesse lobby armi e farmaceutiche. Mentre i politici ed i burocrati corrotti modificano le leggi in fretta e furia (vedi lo scudo al reato di abuso d'ufficio, oppure l'immunità per i medici vaccinatori), si blindano contratti secretati, si fa lievitare il debito pubblico e la democrazia arretra.
Il complesso militare-industriale, proprio come fu quello farmaceutico, prospera sull'emergenza permanente, generando profitti colossali per i soliti "ignoti", mentre il welfare, i diritti sociali, il benessere dei cittadini restano sacrificabili sul tavolo delle ragioni di chi governa chi ci governa. È la stessa dinamica che, dopo il Covid, ha generato indennizzi a multinazionali e omissioni di trasparenza. Oggi si ripete, sulla pelle dei popoli.
Il tempo della propaganda è finito. Noi chiediamo:
- Trasparenza totale sui contratti armamento.
- Ascolto e coinvolgimento dell'opinione pubblica per le scelte militari italiane.
- Investimenti veri in scuola, sanità, infrastrutture realmente utili agli italiani.
- Una riflessione pubblica sul modello di sviluppo che vogliamo coltivare.
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Luciana BrigantiCoordinatrice Provinciale Ancora Italia Rimini
* fonti:
"Il plauso del Pd a Meloni sulle armi..."
https://www.ilfoglio.it/.../il-plauso-del-pd-a-meloni.../...Uno degli esempi più lampanti di questo doppio standard è il trattamento riservato a Israele, che da decenni occupa territori palestinesi e bombarda ripetutamente Gaza, causando migliaia di vittime civili. L'Occidente, con poche eccezioni, continua a fornire supporto incondizionato a Israele, giustificando ogni sua azione con il diritto alla difesa, mentre qualsiasi reazione palestinese viene immediatamente bollata come terrorismo. Se un altro Stato agisse nello stesso modo, l'indignazione internazionale sarebbe immediata e le sanzioni sarebbero automatiche, come abbiamo visto in altri scenari.
L'ipocrisia occidentale è evidente anche nel caso delle Isole Malvinas (Falkland), invase e occupate dal Regno Unito nonostante siano a oltre 12.000 chilometri di distanza dalla Gran Bretagna e si trovino chiaramente nella zona d'influenza dell'Argentina. Quando nel 1982 l'Argentina tentò di riprendere il controllo delle isole, Londra rispose con una guerra e un massiccio spiegamento militare, sostenuto dagli Stati Uniti e dalla NATO. Nessuno parlò allora di invasione britannica, né furono imposte sanzioni contro il Regno Unito per la sua aggressione.
La storia recente è piena di esempi in cui l'Occidente ha invaso paesi sovrani sotto il pretesto della "liberazione" o della "stabilità regionale", quando in realtà il vero obiettivo era il controllo di risorse naturali e strategiche:
Il doppio standard dell'Occidente è emerso in modo eclatante con l'operazione militare russa in Ucraina. Se da un lato la Russia è stata immediatamente sanzionata, isolata diplomaticamente e condannata con forza per la sua invasione, lo stesso trattamento non è stato mai riservato agli Stati Uniti, al Regno Unito o alla NATO per le loro guerre in Medio Oriente e altrove. Le stesse nazioni che hanno invaso l'Iraq senza prove concrete, distrutto la Libia e devastato l'Afghanistan ora si ergono a difensori della sovranità e del diritto internazionale. Questo atteggiamento ipocrita dimostra come la condanna delle invasioni non sia una questione di principi, ma di interessi: se a invadere è un alleato dell'Occidente, si chiude un occhio; se lo fa un rivale geopolitico, scatta l'indignazione globale.
In tutti questi casi, è evidente che l'Occidente non interviene per difendere i diritti umani o la democrazia, ma per proteggere i propri interessi economici e geopolitici. Petrolio, gas, risorse minerarie e posizioni strategiche sono le vere ragioni dietro molte delle guerre e degli interventi militari degli ultimi decenni.
Il doppio standard si manifesta nel fatto che quando un paese occidentale invade, bombarda o destabilizza un'altra nazione, lo fa in nome della libertà e della giustizia. Ma quando lo stesso comportamento viene adottato da paesi rivali o non allineati, si grida immediatamente all'aggressione, alle sanzioni e alla condanna internazionale.
L'Occidente ha costruito una narrazione che gli permette di giustificare le proprie azioni mentre condanna quelle degli altri. È fondamentale che l'opinione pubblica prenda coscienza di questa ipocrisia e inizi a mettere in discussione la propaganda ufficiale che ci viene propinata dai media mainstream. Solo attraverso una maggiore consapevolezza e un'informazione indipendente possiamo sperare di smascherare questi doppi standard e costruire un mondo più giusto e trasparente.
La realtà che ci circonda non è un'entità oggettiva e uniforme, ma una manifestazione di ciò che siamo e delle nostre intenzioni. Ogni individuo contribuisce a creare il proprio mondo attraverso le sue idee ed azioni. Questo approccio ci invita a considerare una verità scomoda ma potente: lo Stato non è un'entità distante e monolitica, bensì il riflesso dei cittadini che lo compongono.
Per troppo tempo abbiamo scelto di delegare la responsabilità del nostro futuro a una classe politica che abbiamo poi accusato e giudicato malamente. Ma, un conto è delegare qualcuno di amministrare la cosa pubblica, altro è cedere il potere di decidere la nostra felicità e il nostro destino. Eppure è questo atteggiamento di fronte allo Stato che ha determinato il passaggio da cittadini a sudditi, e la nostra incapacità di immaginare un futuro diverso. La mentalità del "se il governo non fa questo, noi non possiamo essere liberi/felici" è un vicolo cieco che getta il cittadino nell'impotenza e nella frustrazione. Dare la colpa a qualcuno o a qualcosa per una situazione disagevole è la prima tentazione dell'uomo e significa perdere il potere stesso di cambiare la situazione. Così ci si condanna ad una forma di schiavitù perenne, in cui la libertà e la felicità sembrano sempre dipendere da decisioni prese altrove.
Il cittadino del futuro deve rompere questo schema. Deve capire che la libertà, la felicità, la giustizia e il benessere iniziano da lui stesso. La classe politica è il riflesso dello stato di coscienza collettivo: se i cittadini cambiano anche chi li governa deve cambiare. Questa presa di coscienza è il primo passo perchè il popolo si riprenda il potere, così come recita il primo articolo della Costituzione italiana: "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".
Essere cittadino non significa semplicemente vivere sotto le leggi dello Stato, ma sentirsi parte dello Stato, Essere Stato. Solo i cittadini consapevoli sanno abbandonare l'individualismo e lavorare insieme agli altri per il bene comune, assumendosi la responsabilità di ciò che accade nel proprio paese. La politica non può essere lasciata nelle mani di una ristretta élite; deve tornare a essere una vocazione collettiva.
Nell'antichità, l'azione politica era guidata dalla filosofia; oggi è subordinata agli interessi finanziari. Questo distacco dagli ideali ha reso la politica sterile, incapace di ispirare e mobilitare. Oggi, purtroppo, siamo governati da una classe politica incapace di fare il bene per i cittadini e per il futuro del nostro paese. I nostri leader operano in balia degli eventi, adattandosi alle fluttuazioni dei mercati e delle mode del momento, hanno perso il legame con ideali intramontabili ed eterni e che sono stati ben descritti nella nostra carta costituzionale: art. 1 L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro... ; Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Basta citare i primi 3 articoli della Costituzione italiana per rendersi conto di quanto ci siamo allontanati dallo Spirito su cui si fonda la nostra Repubblica.
La vera forza di una nazione risiede nei suoi ideali, nei valori che ispirano i cittadini a guardare oltre i bisogni immediati. È solo abbracciando questi principi più alti che possiamo costruire un futuro duraturo e significativo. Un cittadino che si identifica con uno scopo più grande diventa lo strumento del cambiamento. È lui a poter ridare vita a uno Stato che sia capace di riprendere il controllo sui temi fondamentali per la popolazione. Per farlo, però, occorre che i cittadini si riapproprino della politica e smettano di affidare ciecamente il loro destino a una classe dirigente ormai obsoleta.
Il cambiamento non può avvenire senza dei cittadini consapevoli, uomini e donne capaci di trovare la forza per agire. Quando un numero sufficiente di cittadini si assume su di sé questa responsabilità, la vecchia oligarchia dovrà cedere il passo. Quando un popolo che si riappropria della capacità di agire non può essere fermato. La politica del futuro sarà fatta da cittadini consapevoli, non da burocrati. Sarà guidata da ideali, non dai mercati. Solo così potremo trasformare lo Stato in una vera comunità, capace di affrontare le sfide del domani con forza e coraggio.
... Non è stata una perdita di tempo, ma un percorso di apprendimento. Mi ha permesso di osservare dinamiche importanti e di comprendere meglio me stessa e gli altri. Tuttavia, questa esperienza mi ha insegnato una verità fondamentale: lavorare bene dietro le quinte non è sufficiente, ci vuole anche il coraggio di mettersi in gioco e di prendere l'iniziativa se si vogliono raggiungere i risultati sperati.
Guardandomi indietro, non provo rimpianti. Quelle esperienze mi hanno aiutato a crescere. Ho imparato che è necessario rivendicare il proprio spazio con fiducia e che l'azione è spesso l'elemento mancante. Non è stata una mancanza degli altri a lasciarmi nell'ombra, ma piuttosto una mia scelta inconscia di rimanere al sicuro, evitando il rischio di espormi troppo.
Quando ho deciso di cambiare approccio, il processo è stato impegnativo ma estremamente gratificante. Ho scoperto che ero perfettamente in grado di assumere il ruolo di protagonista, trasformando le mie competenze in valore riconosciuto. Quelle stesse persone che avevo aiutato per anni mi avevano inconsapevolmente preparata a gestire le sfide odierne con maggiore sicurezza e determinazione. Mi sono resa conto che non era mai stato un confronto tra chi meritava di più, ma piuttosto un invito a riconoscere il mio valore.
Esporsi, rischiare, imparare a prendersi il merito per il proprio lavoro è un atto di crescita personale. Non si tratta di competizione, ma di evoluzione. Ho imparato che il riconoscimento arriva a chi si impegna e dimostra il proprio valore operando con autenticità. Ogni passo avanti ha rafforzato la mia convinzione che ognuno di noi ha dentro di sé la forza per brillare di luce propria.
Oggi vedo questa esperienza come un dono prezioso. Mi ha insegnato a non aspettare circostanze ideali o il permesso di qualcun altro per fare il primo passo. Ho scelto di trasformare le difficoltà in opportunità, e questo ha cambiato profondamente il mio modo di affrontare la vita.
Se vi trovate in una situazione simile, considerate questa una chiamata all'azione. Non è mai troppo tardi per prendere in mano la propria storia e darle la direzione che merita. Ogni esperienza, anche le più dolorose, può diventare un trampolino di lancio verso una versione migliore di noi stessi. La chiave è nel credere nel proprio valore e nel coraggio di mostrarlo al mondo.
Qualche giorno fa, è emersa una rivelazione scioccante da parte di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook (ora Meta). In un'intervista, Zuckerberg ha raccontato di aver subito pesanti pressioni dall'amministrazione Biden per censurare contenuti sul suo social network che riportavano notizie sulle reazioni avverse ai vaccini COVID-19, inclusi casi gravi documentati.
Queste pressioni non riguardavano la rimozione di fake news o contenuti palesemente falsi, ma notizie vere, basate su dati e testimonianze reali. Zuckerberg ha spiegato come questa interferenza politica abbia costretto la piattaforma a limitare la circolazione di informazioni che avrebbero potuto favorire un dibattito pubblico più consapevole sui rischi e i benefici dei vaccini.
Questo episodio dimostra come le istituzioni, in nome della sicurezza sanitaria, abbiano abusato della loro autorità per controllare la narrazione pubblica, privando i cittadini del diritto di accedere a informazioni cruciali per prendere decisioni informate.
(Fonte: intervista a Mark Zuckerberg)Un'altra notizia clamorosa riguarda i dati recentemente portati alla luce grazie a una richiesta di accesso agli atti presentata da un'associazione. I documenti dell'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) rivelano che il vaccino contro il COVID-19 non era mai stato testato per la non trasmissibilità del virus.
Questa informazione è particolarmente rilevante, poiché in Italia (e in molti altri Paesi) la campagna vaccinale è stata giustificata proprio con l'idea che il vaccino avrebbe impedito la trasmissione del virus, proteggendo così la collettività. Questo principio è stato alla base dell'introduzione di misure coercitive, come il Green Pass e l'obbligo vaccinale per determinate categorie di lavoratori, inclusi i medici e gli insegnanti.
La realtà, invece, è che il vaccino era stato testato principalmente per la prevenzione dei sintomi gravi del COVID-19, ma non vi erano dati solidi sull'efficacia nel bloccare la trasmissione. Questo significa che le basi scientifiche su cui sono state imposte misure straordinarie (e spesso discriminatorie) erano quanto meno incomplete, se non addirittura fuorvianti.
Nello specifico: "Nel rispondere all'associazione Arbitrium PSG, Aifa ammette ciò che era già emerso dalle case farmaceutiche e da Ema: «Nessun vaccino Covid-19 previene la trasmissione del Sars cov-2». Il decreto che obbligava al vaccino i sanitari si basava su assunti falsi e così anche l'imposizione del Green pass. E lo Stato lo sapeva." (Fonte: La Nuova BQ – Dati emersi su richiesta di accesso agli atti)
Durante la pandemia, la narrativa dominante ha spesso bollato come "no-vax" chiunque esprimesse dubbi o chiedesse maggiore cautela su questi farmaci detti vaccini. Questo ha contribuito a creare una polarizzazione estrema, in cui le voci critiche sono state silenziate, le piattaforme social hanno censurato contenuti, e i media mainstream hanno ridotto il dibattito a una questione di "progresso contro oscurantismo", "scienza contro medievalismo".
Tuttavia, episodi come quelli riportati sopra dimostrano che molti di questi dubbi erano legittimi, a maggior ragione quando molti degli appelli alla prudenza provenivano da medici, ricercatori e scienziati. Le istituzioni mediche e politiche hanno spesso semplificato eccessivamente la comunicazione, oscurando dettagli cruciali sui limiti e sui rischi di quei farmaci detti vaccini, che venivano presentati alla popolazione come efficaci e sicuri.
Questo ha avuto conseguenze gravi:
Le misure messe in atto dai governi del mondo durante la cosiddetta "pandemia di COVID-19" hanno messo in luce non solo le fragilità dei sistemi sanitari, ma anche i limiti delle nostre istituzioni democratiche. La gestione delle informazioni durante l'emergenza sanitaria, provocata dalla carenza di posti letto e di personale sanitario più che dalla malattia in sé, ha mostrato come, in nome della sicurezza, si possa facilmente scivolare verso la censura e la manipolazione della narrazione pubblica.
Come cittadini, è nostro diritto – e nostro dovere – pretendere trasparenza e responsabilità da parte delle istituzioni. Non possiamo permettere che l'emergenza diventi un alibi per sopprimere il dibattito, negare la verità e sacrificare i diritti fondamentali di ogni individuo.
I cittadini meritano di essere trattati come adulti responsabili, in grado di valutare rischi e benefici sulla base di informazioni complete e non filtrate o manipolate.
Questo era il programma per le Regionali della Lista Civica alla quale insieme ad altri cittadini volenterosi abbiamo dato vita: LEALTA' COERENZA VERITA' e continueremo a portarlo avanti anche se non siamo stati eletti, ma con il vostro aiuto potremmo fare molto di più, rifletteteci per le prossime elezioni comunali, regionali o nazionali!
Ho smesso di spiegarmi
In un contesto di crescente attenzione alla sicurezza pubblica, il governo italiano ha introdotto una serie di normative che ridefiniscono il rapporto tra cittadini, forze dell'ordine e sistema giudiziario. Dal cosiddetto scudo penale per i medici vaccinatori, le nuove misure del Codice della Strada che inaspriscono le pene per comportamenti pericolosi alla guida, alle proposte di immunità penale per le forze dell'ordine, emerge una tendenza: garantire la sicurezza ma a volte a scapito di libertà personali, trasparenza e proporzionalità.
Durante la cosiddetta pandemia di COVID-19, una delle misure più discusse è stata l'introduzione dello scudo penale per medici e infermieri vaccinatori, sancito dal Decreto Legge 44 del 2021. Questa norma esclude la punibilità degli operatori sanitari per conseguenze legate alla somministrazione del vaccino, purché abbiano agitato nel rispetto delle indicazioni ufficiali delle autorità sanitarie.
Secondo il presidente della Fnomceo, questa misura è stata fondamentale per rassicurare i professionisti e garantire il successo della campagna vaccinale, che ha visto la somministrazione di oltre 132 milioni di dosi. Tuttavia, la norma ha sollevato preoccupazioni etiche e giuridiche, in quanto ha deresponsabilizzato parzialmente il sistema sanitario e istituzionale, generando sfiducia in una parte della popolazione, soprattutto nei casi in cui si sono verificati effetti collaterali gravi, come i 22 decessi correlabili ai vaccini segnalati dall'AIFA.Tra le recenti modifiche legislative, spiccano quelle introdotte dal nuovo Codice della Strada, che mira a contrastare comportamenti pericolosi alla guida e a ridurre il numero di incidenti stradali. Le nuove regole prevedono un significativo inasprimento delle sanzioni per alcune infrazioni, in particolare quelle legate a guida in stato di ebrezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, così come per l'uso del cellulare al volante.
Le principali novità:
1 Tasso alcolemico e droga alla guida:
2 Uso del cellulare alla guida:
3 Pene più grave per neopatentati:
4 Revisione della patente e educazione stradale obbligatoria:
Le modifiche al Codice della Strada sono state accolte positivamente da una parte dell'opinione pubblica, che ritiene che le nuove norme possano finalmente rappresentare un deterrente efficace contro comportamenti irresponsabili. Tuttavia, non mancano critiche, soprattutto in relazione alla proporzionalità delle pene. Ad esempio, molti sottolineano che le nuove sanzioni colpiscono duramente anche infrazioni di lieve entità, come il semplice utilizzo del cellulare per pochi secondi. In alcuni casi, si rischia di compromettere la mobilità delle persone senza offrire soluzioni alternative, come potenziare il trasporto pubblico anche in orari notturni o nei festivi, educare i cittadini a un uso più responsabile della tecnologia alla guida, introdurre già nelle scuole elementari esercizi pratici di sicurezza stradale con percorsi dedicati e consapevolizzazione dei giovani sui pericoli della guida distratta, in stato di ebrezza o sotto effetti di stupefacenti a cura della polizia stradale o locale, ecc.
Il nuovo Codice della Strada si inserisce in un quadro normativo più ampio, in cui il governo sembra voler privilegiare un approccio repressivo per garantire la sicurezza. Se da un lato è comprensibile che si vogliano ridurre i rischi sulle strade, dall'altro occorre chiedersi se l'inasprimento delle pene, senza un adeguato investimento in prevenzione e sensibilizzazione, possa portare un vero cambiamento culturale.
Allo stesso modo, lo scudo penale per medici e forze dell'ordine e le normative sempre più stringenti in altri settori sollevano interrogativi sul rischio di normalizzare un modello di società in cui la sicurezza è ottenuta a discapito della libertà individuale, della trasparenza e della proporzionalità delle sanzioni.
L'ultima proposta, al vaglio del Senato come parte del disegno di legge Sicurezza, prevede che tutti i reati legati all'uso della forza fisica da parte degli agenti siano sottoposti a un diverso iter investigativo. La decisione di avviare le indagini sarebbe presa a discrezione del Ministero dell'Interno e non più dalle procure locali, trasferendo la competenza alle Corti d'Appello.
Lo scudo penale per i poliziotti, come quello già introdotto per i medici vaccinatori durante la cosiddetta pandemia, rappresenta un'ulteriore manifestazione di una tendenza più ampia: in nome della sicurezza e della rapidità d'intervento, si rischia di comprimere i diritti fondamentali dei cittadini e di minare il principio dell'uguaglianza davanti alla legge.
La sicurezza è un obiettivo legittimo, ma non deve mai diventare una scusa per eludere il controllo democratico sulle istituzioni e sull'uso della forza. Una società davvero sicura è una società che protegge i suoi cittadini senza compromettere la trasparenza, la responsabilità e il rispetto dei diritti umani.
Se queste misure dovessero essere approvate, sarà fondamentale monitorarne l'applicazione, per garantire che non si trasformino in strumenti di abuso di potere o di repressione indiscriminata. È in gioco non solo la sicurezza, ma anche la tenuta dello Stato di diritto e della democrazia stessa.
La rabbia
Viviamo tutti di fretta. Ci muoviamo con tale rapidità da non accorgerci di chi o cosa stiamo travolgendo mentre procediamo. Non ci fermiamo mai, divoriamo esperienze e relazioni senza essere presenti a noi stessi, senza davvero viverle, spesso lasciandoci alle spalle solo vuoti e superficialità.
Ma qual è la radice di tutto questo? Semplice: non ci conosciamo. Non ci fermiamo a riflettere su chi siamo, su cosa desideriamo davvero e, soprattutto, non abbiamo abbastanza amore per noi stessi. Senza questa cura fondamentale, diventiamo insensibili, incapaci di riconoscere il valore delle cose e delle persone.
E se, invece, decidessimo di fermarci?
Immagina di sederti e contemplare un tramonto, lasciandoti avvolgere dalla sua bellezza senza fretta o di restare sotto la pioggia, osservando il cielo e ascoltando il suono delle gocce che cadono, senza cercare riparo, o di provare a gustare una bevanda, un piatto o un dolce lentamente, chiudendo gli occhi per coglierne ogni sfumatura. Oppure pensa al potere di un abbraccio vero: stringere una persona cara con tutto il cuore, o farti stringere da qualcuno che sappia davvero trasmettere calore e conforto. Piccoli gesti, semplici ma profondi, che ci riconnettono con il presente e con noi stessi.
Se potessi augurare qualcosa alle persone che amo – e anche a quelle che non conoscono – sarebbe questo: dedica il tuo tempo a ciò che ti fa sentire bene, non sprecarlo inseguendo obiettivi irraggiungibili o cercando di riempire vuoti, fermati, osserva, assapora e lasciati emozionare da ciò che stai facendo e vivendo. La vita è straordinaria, ma lo diventa solo se scegli di viverla in modo autentico. È una decisione che spetta a ciascuno di noi.
Il mio augurio è che ognuno impari ad ascoltarsi, a prendersi cura di sé e a scegliere il tempo come il dono più importante. Perché il vero cambiamento nasce quando trasformiamo la frenesia in calma, l'insoddisfazione in gratitudine e la distanza in connessione.
Ancora Italia è il partito politico di coloro che, nel tempo della globalizzazione infelice e dei mercati apolidi deregolamentati, del fanatismo economico senza frontiere e senza identità, non rinunciano ad affermare, con orgoglio e determinazione, che siamo «ancora Italia» e che occorre fermare le «cessioni della sovranità» e modificare i processi in atto per "difendere chi siamo".
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